Non esiste una risposta valida per tutti. Dipende da cosa si aspetta il proprietario e da che tipo di rapporto vuole avere con l’immobile.
Nel rent to rent il proprietario affitta l’immobile a me a un canone concordato. Il compenso è fisso, i pensieri operativi finiscono e non ci sono variabili. È una soluzione adatta a chi cerca stabilità e semplicità, sapendo però che il guadagno è limitato a quanto pattuito, senza possibilità di crescita aggiuntiva.
Nel property management, invece, si costruisce un progetto insieme. L’immobile resta del proprietario, viene gestito in modo strutturato e i risultati dipendono dai numeri reali. È una soluzione più adatta a chi è ambizioso, a chi vuole massimizzare il potenziale dell’immobile e a chi desidera mantenerne l’utilizzo personale in alcuni periodi dell’anno, bloccando le date in calendario.
In questo caso il mio compenso è legato alle mansioni svolte e ai risultati, attraverso una percentuale concordata. Il mio lavoro non è spingere una formula, ma capire quale modello ha senso in base agli obiettivi e ai numeri. Se non sta in piedi, lo dico subito.